L’archivio della parrocchia di S. Abbondio, Gentilino-Montagnola

a cura di Marino Lepori, collaboratore del Servizio archivi locali del Cantone Ticino

 

Notizie sulla chiesa e sulla parrocchia di Sant’Abbondio sono facilmente reperibili in pubblicazioni cartacee ed elettroniche per cui, in questa sede, ci limiteremo a ricordare le principali tappe della sua storia. La chiesa di Sant’Abbondio, documentata già nel 1140, dipendeva spiritualmente, come molte altre della regione, dall’estesa pieve di Agno. Sul piano amministrativo, la chiesa dipendeva invece dal Concilio di Sant’Abbondio, un organismo corporativo, documentato nel 1270, formato dalle vicinanze di Gentilino e Montagnola che probabilmente è sorto acquisendo i beni situati nella Collina d’Oro appartenenti al monastero di Sant’Abbondio di Como. Prima del 1578 la chiesa di Sant’Abbondio si separò da Agno formando una viceparrocchia di nomina popolare.

Nell’archivio parrocchiale non ci sono documenti riguardanti il processo di separazione da Agno e di formazione della nuova parrocchia. Sappiamo però che, escludendo quelle del Vicariato di Bironico, la chiesa di Sant’Abbondio fu tra le prime a staccarsi dalla chiesa matrice di Agno. Questo fenomeno, favorito dall’incremento demografico e materiale dei paesi, diede origine ad altre nuove parrocchie: Sessa nel 1561, Arosio nel 1580, Medeglia nel 1585 e Breno nel 1592, per limitarci al XVI secolo. Nel 1803, insieme al Cantone Ticino, nascono i Comuni politici.

I beni parrocchiali, e in particolare la chiesa e la casa del parroco, sono amministrati dai Comuni di Gentilino e Montagnola. Molte tracce della storia parrocchiale nel XIX secolo vanno perciò ricercate negli archivi di questi due Comuni che, fortunatamente, hanno conservato una cospicua documentazione. Nel 1888 anche a Sant’Abbondio furono istituiti gli organi amministrativi della parrocchia previsti dalla legge civile-ecclesiastica. Il consiglio e l’assemblea parrocchiale amministravano direttamente, o tramite dei canepari, la chiesa di Sant’Abbondio, la casa del parroco e i beni mobili e immobili che costituivano la dote della parrocchia. Essi non esercitavano, alla fine del XIX secolo, alcun controllo sugli oratori situati nelle frazioni dei due Comuni. L’oratorio di San Silvestro era probabilmente amministrato direttamente dai Terrieri di Arasio mentre gli altri quattro appartenevano a privati: l’oratorio di San Nazzaro a Montagnola alla famiglia Brocchi; l’oratorio della Purificazione di Maria Vergine a Gentilino alla famiglia Adamini; l’oratorio di San Giovanni Evangelista a Viglio alla famiglia Triaca e l’oratorio dei Santi Mattia e Rocco a Certenago alla famiglia Berra.

L’archivio documenta come l’estinzione di queste famiglie o ragioni d’ordine finanziario abbiano condotto, nel corso del XX secolo, a cedere questi quattro oratori privati alla parrocchia di Sant’Abbondio. L’oratorio di San Nazzaro, bisognoso di urgenti lavori di restauro, fu ceduto alla parrocchia nel 1923, quello di Gentilino nel 1934, quello di Viglio nel 1968 e quello di Certenago nel 1992. Quest’ultimo oratorio è di fattura recente poiché quello edificato alla fine del XVII secolo fu demolito nel 1937 per consentire l’allargamento della strada cantonale Sorengo-Montagnola (nell’archivio sono conservate alcune fotografie del vecchio oratorio).

 

La Confraternita del Santo Rosario

Nella parrocchia di Sant’Abbondio è tuttora attiva la Confraternita del Santo Rosario, fondata nel 1623 e dotata di una propria amministrazione. La documentazione di questa confraternita è conservata nell’archivio parrocchiale.

Di un’altra e più antica confraternita dedicata al Santissimo Sacramento, sono purtroppo rimaste soltanto alcune sparse testimonianze. Dalle visite pastorali dei vescovi di Como, conservate presso l’archivio vescovile di Lugano, risulta che la Confraternita del Santissimo fu unita a quella del Rosario nel 1769. Grazie all’intraprendenza del parroco Aquilino Mattei, nel 1962 fu istituita la Fondazione la Madonnina avente lo scopo di costruire e gestire una colonia estiva per i giovani ad Altanca. Questa fondazione, totalmente indipendente dalla parrocchia, ha un proprio archivio, non compreso in questo intervento di riordino. Durante il riordino non è stato trovato alcun inventario originale dell’archivio o di sue parti, ciò che non permette di operare un raffronto fra la situazione odierna e quella dei secoli addietro.

È verosimile supporre che una parte di documenti sia andata persa nel corso dei secoli ma, nonostante ciò, l’archivio parrocchiale di Sant’Abbondio resta importante per la qualità della documentazione custodita. Esso conserva, infatti, la serie pressoché completa dei registri dei battesimi dal 1603 ai nostri giorni e quella dei matrimoni e dei morti dal 1661 in poi. Degno di nota è un libro contabile della chiesa iniziato nel 1531 che riporta note di credito sottoscritte già nel secolo precedente. È interessante notare come, in questo volume, la chiesa appaia intitolata ai Santi Abbondio e Nazzaro, una doppia dedicazione che in seguito non è più menzionata. I registri contabili della chiesa iniziano nel 1783 e proseguono con poche lacune fino ai nostri giorni. Molto completi sono anche i verbali della Confraternita del Rosario che iniziano nel 1709.

A questi documenti seriali, raccolti in volume, vanno poi aggiunte diverse carte sciolte di sicuro interesse per la storia del complesso monumentale come, ad esempio, la convenzione per la costruzione del campanile (1570) o le fatture per l’acquisto dello stendardo dipinto da Giuseppe Antonio Petrini di Carona (1721-1722). I documenti prodotti in tempi più recenti, generalmente riuniti in incarti dagli amministratori parrocchiali, sono più completi e testimoniano soprattutto i numerosi interventi intrapresi per conservare e valorizzare l’importante complesso monumentale di Sant’Abbondio. Pensiamo, in particolare, ai restauri del sagrato, dell’ossario e delle cappelle della via Crucis (1980-1984), ai restauri interni della chiesa parrocchiale (1992-1998), al restauro degli oratori di Gentilino, Viglio e Arasio (1988-1993) e al riattamento e ampliamento della casa parrocchiale (2005-2011).

 

Consistenza della documentazione

A riordino concluso, i dati relativi alla cronologia e alla consistenza dell’archivio parrocchiale sono i seguenti: 23 scatole di documenti sciolti dal 1492 al 1982 (prevalgono i documenti dal 1880 al 1959 circa); 100 scatole e raccoglitori di incarti dal 1899 al 2008 (con prevalenza di quelli dal 1955 al 2005); 132 libri protocollari, registri e pubblicazioni (con testimonianze dal 1525 al 2016); 62 piani dal 1963 al 2006. In totale, l’archivio occupa circa 15 metri lineari ed è conservato nel locale ricavato dopo l’ampliamento della casa parrocchiale.

 

L’intervento di riordino

L’archivio parrocchiale di Sant’Abbondio è stato riordinato la prima volta nel 1988 dal Centro di ricerca per la storia e la toponomastica ticinese (CRT), un Istituto fondato da Vittorio Raschèr e cofinanziato dal Cantone Ticino e dall’Università di Zurigo. In quell’intervento erano stati ordinati tutti i documenti sciolti antichi, i registri e gli incarti, questi ultimi fino alla metà degli anni Ottanta del secolo scorso. Per le categorie principali è stato applicato, modificandolo quando necessario, il sistema di catalogazione utilizzato dalla diocesi di Milano e pubblicato a cura di Ambrogio Palestra e Angelo Ciceri nel manuale Lineamenti di archivistica ecclesiastica, Milano, Edikon 1965.

Nel 2015, il Consiglio parrocchiale ha chiesto al Servizio archivi locali dell’Archivio di Stato (SAL), che nel 1990 è subentrato al CRT nel compito di riordinare gli archivi degli enti locali, di aggiornare l’archivio nel quale, durante gli anni, si erano accumulati numerosi incarti prodotti dopo il riordino del 1988, e alcuni documenti e registri più vecchi che erano stati recuperati dagli amministratori della parrocchia.

Nel preventivo di spesa – approvato dalla parrocchia nel dicembre 2015 – sono stati inclusi nuovi contenitori idonei alla lunga conservazione ed è stato impiegato un nuovo piano di classificazione. Il riordino è iniziato nel mese di febbraio del 2016 ed è terminato nel mese di febbraio del 2017. Tenendo conto delle sue caratteristiche strutturali e della cronologia, la documentazione è stata suddivisa in tre sezioni:

Anzitutto, sezione dei documenti sciolti: i documenti di questa sezione, che nel 1988 era unita a quella degli incarti, sono stati catalogati impiegando il nuovo piano di classificazione. Con l’attuale intervento, tutti i documenti sciolti redatti tra la fine del XV secolo e gli anni Sessanta del XX secolo, che in origine erano conservati semplicemente come corrispondenza, oppure senza criterio alcuno, costituiscono una sezione autonoma dell’archivio. A ogni unità di conservazione è stata attribuita una segnatura, riportata nell’inventario, per consentire di ritrovare rapidamente la documentazione cercata. I documenti contabili (ricevute di pagamento, fatture, bollette d’imposte) anteriori al 1900 sono stati conservati integralmente mentre quelli del XX secolo sono stati sottoposti a selezione. Le fatture per prestazioni e forniture ricorrenti (acqua, luce elettrica, incenso, cera ecc.) sono state in gran parte eliminate o campionate.

Sezione degli incarti: ne fanno parte gli incarti prodotti dal consiglio parrocchiale e dal prevosto nel XX e XXI secolo. L’assetto che era stato loro conferito dagli amministratori parrocchiali è stato sostanzialmente mantenuto. Gli incarti dei lavori di restauro più complessi sono stati ordinati internamente per rendere più agevole la comprensione degli interventi e la ricerca dei singoli documenti. Essi sono, quindi, stati catalogati e descritti impiegando lo stesso piano di classificazione utilizzato per i documenti sciolti.

Sezione dei registri e dei piani: sono stati ordinati impiegando lo stesso piano di classificazione utilizzato per le altre due sezioni. I piani sono stati collocati in contenitori appropriati. La segnatura archivistica sui registri è riportata sulle prime pagine del volume, mentre quella dei piani si trova sul rispettivo contenitore.

 

Come consultare l’inventario

Per le diverse sezioni che compongono l’archivio si consulti il relativo inventario sistematico-cronologico dove il contenuto della sezione è presentato secondo l’ordine logico e temporale conferito ai documenti. L’inventario permette di reperire le informazioni relative ad un determinato oggetto o contesto durante un certo periodo di tempo. Esso è preceduto dal piano di classificazione dove figurano i primi livelli della sistematica utilizzata per catalogare i documenti. Prima di consultare gli inventari si raccomanda all’utente di leggere le avvertenze che favoriscono l’utilizzazione del mezzo di ricerca.

Per ricerche di carattere puntuale si consiglia di utilizzare la versione elettronica dell’inventario, creata con il programma Adobe Reader, che permette di cercare qualsiasi lemma contenuto nel testo. L’archivio e il relativo inventario contengono dati personali. In conformità all’articolo 9 della Legge sull’archiviazione e sugli archivi pubblici del 15 marzo 2011, i «dati personali meritevoli di particolare protezione sono soggetti a un termine di protezione di 50 anni».